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PERIODICO INFORMATIVO - 24 APRILE 2026

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IN EVIDENZA

INCONTRO A PALAZZO CHIGI SU EMERGENZA ABITATIVA

POLITICHE ABITATIVE

Si è svolto in settimana un incontro informale a Palazzo Chigi sulle prossime iniziative legislative che il Governo si appresta ad approvare in materia di politiche a sostegno dell’accesso alla casa.

Nel corso dell’incontro, al quale Confapi Aniem ha partecipato con una delegazione ristretta guidata dal Presidente Nazionale Giorgio Delpiano, è stata evidenziata la complessità della questione determinata da diversi elementi socio-economici che richiedono interventi strategici, integrati e coordinati.

Da parte della Presidenza del Consiglio, è stata ribadita l’intenzione di approvare un decreto legge, probabilmente entro il prossimo 30 aprile. Gli investimenti complessivi sulla casa, comprensivi della rimodulazione dei fondi europei di coesione, dovrebbero aggirarsi sui 7 miliardi.

Il provvedimento dovrebbe contenere i seguenti elementi:

Case popolari: il progetto mira a interventi di recupero su immobili oggi inagibili, per un numero stimato in 55.000 unità per un finanziamento di circa 1 miliardo. Il costo medio di una ristrutturazione è stato stimato in 20.000 euro.

Edilizia residenziale sociale: una seconda linea di interventi riguarderebbe l’edilizia residenziale sociale, con abitazioni a canone calmierato e residenze per studenti.

Le case per la “fascia grigia”: una parte del decreto dovrebbe disciplinare la realizzazione di case a prezzi accessibili per quella fascia sociale intermedia, coloro cioè che non hanno i requisiti per le case popolari ma non possono permettersi neanche di rivolgersi al mercato libero. In questo caso dovrebbero essere attivati fondi immobiliari privati, oltre alla Cassa Depositi e Prestiti.

Semplificazioni edilizie e urbanistiche: nel pacchetto normativo figurerebbero semplificazioni procedurali in grado di velocizzare la realizzazione dei lavori. In questo contesto sarebbe anche attivato il modello dei commissari.

Nel corso dell'incontro Confapi Aniem ha espresso perplessità sul coinvolgimento dei fondi di investimento che rischierebbero di squilibrare il progetto su logiche più speculative che penalizzerebbero l'intera filiera; in questo senso è stata evidenziata la necessità che un ruolo centrale sia riservato all'impresa, attraverso il coinvolgimento delle associazioni di rappresentanza. Fondamentale è inoltre l’esigenza di prevedere intese e convenzioni con gli enti locali per garantire la fattibilità del modello.

Confapi Aniem ha consegnato un primo documento riservandosi un intervento più analitico quando saranno resi noti i contenuti del decreto.

 

PATENTE: CONFRONTO CON LE PARTI SOCIALI SUL RECUPERO, CIRCA 480.000 QUELLE RILASCIATE FINORA

SICUREZZA

Il 22 Aprile u.s. si è svolta presso l’Ispettorato Nazionale del Lavoro una riunione con le parti sociali per definire le linee guida sulla patente che dovranno essere adottate dalle Commissioni di recupero crediti previste dall’art. 5, comma 4, del recente decreto direttoriale n. 24/2026.

Tale norma prevede, in particolare, che siano stabilite indicazioni su “soggetti formatori, tipologie di investimenti ammissibili, proporzionalità al numero di crediti da recuperare e dimensione aziendale”.

Nel corso dell’incontro è stata condivisa una prima bozza di documento nella quale si prevedono le modalità di individuazione del rappresentante Asl (è stata ipotizzata la competenza in base alla sede legale dell’azienda) e dell’Rlst, i percorsi formativi e gli investimenti idonei, l’attività istruttoria nel corso della quale sarà possibile richiedere un confronto con la Commissione assistiti da un rappresentante delle associazioni datoriali, un modello di istanza per richiedere il recupero dei crediti decurtati.

Il documento sarà oggetto di ulteriori approfondimenti, correzioni e integrazioni alla luce del confronto già emerso e delle possibili ulteriori osservazioni che perverranno all’Ispettorato nei prossimi giorni dalle parti sociali.

Lo stesso Ispettorato ha fornito un report aggiornato sulla patente: sono 479.020 quelle finora rilasciate, con 14 revoche e 6 sospensioni. Sono state altresì accertate 687 violazioni nei confronti del committente o responsabile dei lavori per non aver verificato il possesso della patente e applicate 1.088 sanzioni per l’assenza della medesima.

 

LA RELAZIONE ANNUALE ANAC IN PARLAMENTO: IL SETTORE LAVORI -10,6%

CONTRATTI PUBBLICI

Il 21 aprile il Presidente dell’Anac, Giuseppe Busìa ha presentato in Parlamento la relazione annuale sull’attività svolta dall’Autorità.

Emerge anzitutto il dato del 2025 sul valore complessivo degli appalti pubblici: il valore è di 309,7 miliardi di euro, di cui circa 20,8 miliardi dovuti ad appalti effettuati e finanziati con le risorse del Pnrr. Il numero complessivo degli appalti è stato pari a 287.421, in aumento rispetto al 2024 sia per numero di procedure, con +7,6%, che per il loro importo totale con un incremento del +13,9%.

Cala, tuttavia, in termini di importo il settore dei lavori pubblici con un -10,6%, mentre crescono i settori forniture e servizi, rispettivamente con +25,2% e +15,9% rispetto al precedente anno.

Tra i temi affrontati l’esplosione degli affidamenti diretti per servizi e forniture, arrivando al 95% delle acquisizioni totali, con un significativo addensamento a ridosso della soglia, tra i 135.000 e i 140.000 euro (si passa dai 1.549 del 2021 ai 13.879 del 2025); la disparità di genere negli appalti Pnrr (meno dell’8% delle procedure Pnrr hanno previsto clausole per incentivare la parità di genere e l’assunzione di giovani, 7.000 procedure su 96.000); la distrazione dei fondi dell’Unione europea (in crescita del 35% lo scorso anno); l’assenza di obbligo di dichiarazione del titolare effettivo, per le imprese che partecipano agli appalti.

In merito alla sicurezza, il Presidente Anac ha dichiarato che “negli appalti pubblici – anche più che altrove – servono tutele stringenti: controlli rafforzati, responsabilità di filiera, cantieri digitali, tracciabilità dei flussi di manodopera, formazione obbligatoria. I rischi maggiori si annidano nei subappalti, soprattutto quando si moltiplicano a cascata, erodendo trasparenza e responsabilità”.

Evidente il miglioramento sul fronte della digitalizzazione: “in appena due anni, l’Italia ha compiuto un salto che sembrava impossibile. Le procedure analogiche sono crollate dal 21% all’1%, le stazioni appaltanti che le hanno usate almeno una volta l’anno dal 45% all’1%, mentre con il nostro Fascicolo virtuale dell’operatore economico (Fvoe) sono stati verificati circa 175.000 operatori nel 2025, con oltre 4 milioni di certificazioni rilasciate”. 

Riguardo alla qualificazione delle stazioni appaltanti, “in due anni siamo passati da oltre 20.000 a circa 4.000. L’obiettivo, però, non è solo ridurre il numero degli enti qualificati, ma renderli più forti, più efficienti, più capaci di offrire servizi migliori anche ai soggetti meno strutturati. Attraverso la professionalizzazione operiamo anche per rendere le procedure più efficienti e veloci, monitorando il rispetto del termine di 160 giorni per la loro conclusione”.

 

PNRR: LE LINEE GUIDA PER L’ULTIMAZIONE DEGLI INTERVENTI

CONTRATTI PUBBLICI

Sono state approvate dalla Struttura di Missione PNRR (e pubblicate sul sito della stessa Struttura), d’intesa con l’Ispettorato Generale del Ministero dell’Economia e delle Finanze, le linee guida recanti “Indicazioni operative per la conclusione degli interventi e la rendicontazione finale di target e milestone” finalizzate a fornire “un quadro di riferimento unitario per accompagnare i soggetti attuatori nella fase conclusiva di attuazione del PNRR, favorendo una gestione ordinata e coerente con le scadenze europee”.

Nel documento sono individuati 30 programmi di investimenti che coinvolgono l’edilizia scolastica, la rigenerazione urbana (come i PINQuA e i PU), lo sviluppo del trasporto rapido di massa (TBM) e le ciclovie.

Le amministrazioni titolari potranno estendere l’applicazione delle disposizioni a ulteriori misure del Piano, qualora la verifica degli obiettivi sia basata sul certificato di ultimazione dei lavori, sul certificato di regolare esecuzione, sul certificato di verifica di conformità, o su altra documentazione equivalente prevista dalla normativa.

Si richiede ai soggetti attuatori di completare le attività entro il 30 giugno 2026 per rispettare il termine del 31 agosto 2026, indicato dalla Commissione Europea.

La struttura di Missione ha adottato un modello di certificato per l’ultimazione dei lavori allegato alle linee guida (atto formale che attesta il rispetto delle scadenze). Viene consentito al RUP, in via eccezionale, di redigere un’attestazione “suppletiva”, allegata alla documentazione di rendicontazione, recante le informazioni rilevanti (es. il verbale di fine lavori) e, idonea a integrare l’attestazione resa dall’operatore economico.

Ulteriori chiarimenti sono forniti in merito al rispetto delle scadenze intermedie e a quelle finali.

 

IN AUMENTO GLI INDICI ISTAT DI FEBBRAIO

CONTRATTI PUBBLICI

L’aggiornamento mensile degli indici Istat di febbraio scorso evidenzia un incremento per il settore costruzioni.

Il fabbricato residenziale segna un + 0,3%, mentre il capannone industriale cresce dell’1,4% e il tronco stradale con tratto in galleria dell’1,3%.

Nella media del trimestre dicembre 2025-febbraio 2026 la produzione nelle costruzioni diminuisce dell’1,1% nel confronto con il trimestre precedente.

 

IN GAZZETTA IL DECRETO PNRR: IN VIGORE GLI INTERVENTI SU CONFERENZA DI SERVIZI E SILENZIO-ASSENSO 

EDILIZIA PRIVATA

Sulla Gazzetta Ufficiale del 20 aprile u.s. è stata pubblicata la legge n.50 relativa alla conversione in legge del decreto sul Pnrr, contenente diverse semplificazioni amministrative che impattano sull’edilizia privata.

Si segnalano, in particolare, i contenuti dell’art. 5 del provvedimento sulla disciplina della conferenza di servizi.

Nella conferenza semplificata, il termine perentorio per rendere le determinazioni non può essere superiore a 30 giorni che si estende a 60 se sono coinvolte amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale e dei beni culturali.

Oltre all’inserimento della modalità telematica, si introduce il riferimento alle posizioni prevalenti delle amministrazioni partecipanti come criterio guida per la determinazione conclusiva (l’amministrazione decide “sulla base delle posizioni prevalenti espresse dalle amministrazioni partecipanti tramite i rispettivi rappresentanti”);  si conferma che le determinazioni devono essere congruamente motivate e devono indicare le prescrizioni e le misure mitigatrici che rendono possibile l’assenso, con quantificazione, ove possibile, dei relativi costi.

Il silenzio-assenso non potrà attivarsi se la domanda non è stata ricevuta dall’amministrazione competente o sia sprovvista degli elementi indispensabili per individuare l’oggetto e le ragioni del provvedimento richiesto.

Per verificare il tempo decorso viene previsto un meccanismo automatico e telematico dal quale scatta il silenzio-assenso; per i procedimenti non telematizzati, l’Amministrazione è tenuta comunque a trasmettere l’attestazione entro un termine perentorio di 10 giorni dalla formazione del silenzio-assenso.

 

CORTE DEI CONTI SU BANDI ISI INAIL: LIQUIDATE SOLO IL 13% DELLE RISORSE, “EVIDENTE FARRAGINOSITA’ PROCEDIMENTALE” 

SICUREZZA

La Corte dei Conti, nella sua relazione sulla gestione finanziaria dell’Inail diffusa nei giorni scorsi, ha rilevato un’evidente farraginosità nelle procedure che regolano la gestione dei bandi Isi.

Nel valutare il periodo 2019-2024, è stato rilevato che “rapportando le somme stanziate, impegnate ed effettivamente erogate nell’arco temporale esaminato (non sono stati considerati eventuali pagamenti riferibili ad annualità più risalenti nel tempo), a fronte di somme impegnate per 1.991,7 milioni di euro, risultano liquidate somme per 270,7 milioni di euro, pari al 13,59%”. Ciò sembra dovuto soprattutto a “una evidente farraginosità procedimentale nella gestione delle pur ampie risorse”.

La relazione evidenzia altresì che il numero delle aziende ispezionate fa registrare un decremento dell’11,49% rispetto al dato del 2023. In particolare “si osserva che rimane, altresì, assai esiguo il rapporto tra le aziende ispezionate e quelle in portafoglio (che passa dallo 0,27 allo 0,24 per cento)”.

Se da una parte “la lettura dei dati certifica una acclarata inadeguatezza del sistema ispettivo…”, dall’altra si evidenzia che nel 93% delle ispezioni sono emerse irregolarità.

 

PARERE FAVOREVOLE DEL CONSIGLIO DI STATO SULLE NUOVE NORME PER LA GESTIONE DELLE TERRE E ROCCE DA SCAVO

AMBIENTE

Il Consiglio di Stato (parere n.710 del 20 aprile u.s.) ha espresso un parere sostanzialmente favorevole sul regolamento del Mase relativo alla disciplina semplificata per la gestione delle terre e rocce da scavo, in sostituzione del DPR 120/2017.

Il provvedimento mira a semplificare e rendere più efficiente la gestione delle terre e rocce da scavo, favorendo gli obiettivi di sostenibilità fissati anche in sede europea.

Seppur formulando alcune osservazioni critiche, il parere dovrebbe consentire di sbloccare la definitiva approvazione e entrata in vigore della nuova normativa, da tempo in fase di stallo.

 

TAR LAZIO: MANCATA DOCUMENTAZIONE SU PARITA’ DI GENERE NON COMPORTA AUTOMATICA ESCLUSIONE

GIURISPRUDENZA

Il Tar Lazio (Sent. n. 3265 del 20 febbraio u.s.) ha precisato che la mancata produzione documentale sulla parità di genere non comporta automatica esclusione, non equivalendo a carenza del requisito, e impone comunque il ricorso al soccorso istruttorio.

Il Tribunale, prendendo atto delle novità introdotte dal Decreto correttivo al Codice Appalti, ha chiarito che l’obbligo di produzione del rapporto sulla parità di genere per gli operatori con oltre 50 dipendenti non è più circoscritto alle procedure finanziate con risorse PNRR/PNC, ma è esteso a tutte le gare. Il possesso del requisito è necessario anche in assenza di un richiamo espresso nella lex specialis.

In questo contesto i Giudici hanno evidenziato la funzione del soccorso istruttorio nel Codice.

In particolare, l’art. 101, comma 1, lett. b), d.Lgs. n. 36/2023 rappresenta lo strumento deputato ad accertare se l'operatore fosse effettivamente privo del requisito, o se semplicemente non avesse prodotto la relativa documentazione in sede di gara.

Il Tar ha accolto il ricorso dell’impresa annullando il provvedimento di esclusione e condannando l'Amministrazione ad aggiudicare la gara in favore della stessa impresa ricorrente, sostenendo la necessità di distinguere tra carenza e irregolarità. La semplice mancata allegazione in sede di gara non legittima l'esclusione automatica se il rapporto sulla parità di genere risulta regolarmente trasmesso al Ministero del Lavoro in data anteriore alla presentazione dell'offerta.

Nella sentenza viene infine affermato che l’estensione dell’obbligo alla presentazione della documentazione, introdotta con il Correttivo al Codice Appalti, comporta che il soccorso istruttorio non sia più una facoltà ma debba essere sempre consentito.

 

CONSIGLIO DI STATO: I REQUISITI SPECIALI DELL’AUSILIARIA VANNO VERIFICATI IN FASE DI VALUTAZIONE DELLE OFFERTE

GIURISPRUDENZA

Il Consiglio di Stato (Sent. 3111 del 21 aprile 2026), intervenendo sull’istituto dell’avvalimento, ha precisato che i requisiti speciali dell’ausiliaria devono essere oggetto di verifica.

I Giudici hanno evidenziato, in particolare, che l’impresa ausiliaria deve possedere e dichiarare i requisiti di idoneità professionale: la sussistenza di tali requisiti dovrà essere puntualmente verificata dalla stazione appaltante nell’ambito della fase valutativa delle offerte.

La diversa tesi dell’appellante (e della stazione appaltante), secondo cui nel caso di avvalimento premiale l’impresa ausiliaria dovrebbe dichiarare esclusivamente i requisiti oggetto del prestito finalizzato al miglioramento dell’offerta tecnica e non anche quelli di idoneità professionale prescritti dalla lex specialis, è confutata dal dato normativo.

L’art. 104, comma 4 d.lgs. n. 36 del 2023 non distingue infatti tra tipologie di avvalimento, né subordina l’obbligo dichiarativo ivi prescritto alla natura o alla finalità del prestito, essendo il richiamo all'art. 100 onnicomprensivo (dunque ricomprende tutti i requisiti di ordine speciale lì menzionati, inclusi quelli di idoneità professionale).

Tale conclusione, oltreché fondata sul dato normativo testuale, “è altresì coerente con la stessa ratio dell’avvalimento, per garantirne l’effettiva serietà: è infatti del tutto logico che qualora l’impresa ausiliaria presti al concorrente la propria esperienza pregressa nel settore oggetto di gara (qui nel recupero crediti), tale esperienza debba essere stata acquisita in conformità alla normativa applicabile, tra cui il possesso dell’eventuale titolo abilitativo richiesto”.

 

 

 

SERVIZIO CONFAPI ANIEM LAZIO - FARE APPALTI

 

Confapi Aniem Lazio, in collaborazione con “Fare Appalti”, offre alle imprese associate il servizio gratuito attraverso il quale è possibile acquisire quotidianamente l’aggiornamento sugli affidamenti di lavori, servizi e forniture e, in particolare:

  • informazioni sulle nuove gare d’appalto, in base al territorio, al settore merceologico, alle categorie di lavori, ai servizi e forniture di proprio interesse;
  • recupero dei dati sulle gare d’appalto;
  • monitoraggio di tutte le piattaforme telematiche, M.e.P.A., sistemi regionali, oltre a tutti i siti istituzionali della P.A., albi pretori, ecc;
  • news costanti sul mondo degli appalti (aggiornamenti normativi, sentenze, pareri). 

Per procedere all'attivazione occorre compilare il modulo contenente i dati anagrafici dell’azienda e le categorie d’interesse (per il settore lavori) accedendo al seguente link:

https://www.fareappalti.it/confapi-lazio-attivazione-convenzione/ 

Successivamente, l’azienda riceverà le credenziali che potrà utilizzare per accedere al servizio collegandosi al seguente indirizzo:

https://confapilazio.fareappalti.it/pages/login.php

  

  

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La digitalizzazione dell’industria non è una trasformazione per pochi eletti. Anche le piccole e medie imprese, con tutte le difficoltà del caso, si sono messe in marcia e ora un’indagine svolta per il ministero dello Sviluppo economico dalla società Met, in vista della prossima Relazione annuale del garante Pmi, parla di una prima inversione di tendenza: quasi una su tre utilizza tecnologie 4.0 o ha in programma di farlo.  Fonte

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